l turismo narrativo pone prima di tutto degli interrogativi.
Immaginate di trovarvi seduti in piazza Duomo a Catania, è la prima volta che visitate la città e vi sorge l’interrogativo: perché Catania si chiama così?
Il quesito non ha una risposta facile e lineare o meglio, come spesso accade, esistono varie teorie.
Sono tante, forse troppe,le interpretazioni che gli storici hanno fornito. Qui tratteremo solo quelle principali.
Lo storico siciliano Santi Correnti nel suo libro “Alla scoperta di Catania”, si chiede quale sia la provenienza del nome geografico. Ipotizza che è il toponimo greco Katà Aitnet, sotto l’Etna, ai piedi dell’Etna. Tesi non accettata dai glottologi, i quali sostengono che le mutazioni fonetiche sarebbero troppe ed insignificanti da ammettere un Katà Aitnet trasformato poi in “Catania”.
Un etimologo siciliano del diciottesimo secolo, Giuseppe Vinci, affermò invece che il nome deriva dall’ebraico o dal fenicio Katna, cioè “piccola”.
Per il giornalista e studioso Saverio Fiducia Catania non deriverebbe da “piccola” bensì dalla fusione di due parole greche “Kata e Ana” che identificano la parte alta e la parte bassa della città.
Per Santi Correnti è Katàne il toponimo più rilevante.
Nel siciliano antico esiste una voce che suona Katàne, proprio come i greci chiamavano la città un tempo. Katàne, rispetto alle altre interpretazioni, rispecchia sia la storia che le caratteristiche geologiche del luogo. Infatti l’antichissimo termine deriva da “grattugia”, vocabolo che esprime l’aspetto tipico del suolo catanese fatto di terra lavica ruvida e tagliente. Ipotesi che sembra essere confermata per primo dallo storico Plutarco, che fece notare come il termine “grattugia” si riferisse appunto alla conformazione geologica del territorio lavico sul quale Catania è stata costruita.
Gian Luca Marino
Tratto dal mio libro Passeggiate nel Mistero a Catania – Effedì Edizioni