Maria sentiva ancora addosso il profumo delle zagare che entrava dalla finestra della sua vecchia cameretta. Per un attimo credette di essere tornata bambina, quando si svegliava la mattina di Natale e correva in cucina a trovare la nonna che impastava dolci e cantava sottovoce canzoni antiche.
Si stiracchiò nel letto, ancora avvolta dal tepore delle coperte di lana pesante, e sorrise: tornare in quella casa dopo tanti anni le aveva dato una sensazione di pace che non provava da tempo. La sera prima era stata perfetta. La nonna l’aveva accolta con un abbraccio lungo, sincero, così forte da farle tremare il cuore. Avevano cenato insieme, parlato di tutto, riso fino a tardi. Maria le aveva preso le mani e le aveva promesso che sarebbe tornata più spesso.
Adesso però la casa era immobile. Troppo immobile. Nessun rumore dalla cucina, nessun passo lento nel corridoio, nessun tintinnio di stoviglie.
«Nonna?» chiamò.
Silenzio.
Forse era già in chiesa. La nonna non mancava mai la Messa di Natale. Maria si vestì in fretta e uscì di casa, stringendosi nel cappotto mentre l’aria fresca del mattino la colpiva in volto. Il paese sembrava immutato, sospeso nel tempo come un presepe vivente. Ma qualcosa, in quel silenzio, le dava una strana sensazione allo stomaco.
Camminava immersa nei ricordi, quando una voce la chiamò:
«Maria! Condoglianze, cara… mi dispiace tanto.»
Maria si fermò, sconcertata. Prima che potesse chiedere spiegazioni, un’altra signora le si avvicinò:
«Tua nonna era una grande donna. Che dolore perderla proprio a Natale…»
Il sangue le gelò. «Dev’esserci un errore. Io… io l’ho vista ieri sera. Abbiamo cenato insieme.»
Gli sguardi delle persone si fecero confusi, imbarazzati. Qualcuno mormorò che il dolore le stesse giocando brutti scherzi. Maria sentì le gambe cederle, ma continuò a camminare. Doveva andare in chiesa. Doveva vederla con i propri occhi.
Prima di entrare si fermò sul sagrato, dove il parroco stava salutando i fedeli. Aveva il volto serio, ma quando la vide aprì le braccia.
«Maria… mi dispiace tanto per tua nonna.»
«Padre… non capisco. Io… lei era viva. L’ho guardata negli occhi. Mi ha cucinato la cena della vigilia.»
Il sacerdote le posò una mano sulla spalla, con una delicatezza che le spezzò il cuore.
«Tua nonna è morta tre giorni fa. L’abbiamo vegliata qui in chiesa. Prima di morire ha espresso un desiderio: rivederti. Diceva che non riusciva ad andarsene senza salutarti.»
Maria si portò una mano alla bocca, gli occhi pieni di lacrime che le tremavano come vetro. «Ma io… io l’ho vista…»
Il parroco annuì, come se sapesse già cosa stesse per dire.
«A volte, Maria, l’amore attraversa confini che noi non possiamo comprendere. Forse la tua nonna ha trovato un modo per esaudire il suo desiderio.»
Maria entrò in chiesa. Le candele tremolavano come fiammelle vive, e la luce disegnava ombre morbide sulle pareti. Aprì piano la porta laterale che conduceva alla cappellina dove era allestita una piccola memoria per i defunti del mese.
E lì, tra i fiori e un ritratto incorniciato, vide il volto della nonna. Quel sorriso buono, quelle rughe intorno agli occhi che conosceva a memoria.
Un singhiozzo le uscì dal petto, ma con esso arrivò anche una strana sensazione di calore. Come se una mano invisibile le avesse accarezzato la guancia.
«Grazie, nonna…» sussurrò. «Anch’io avevo bisogno di vederti.»
Quando uscì dalla chiesa, il sole invernale era più caldo. Il paese sembrava meno triste, più vivo. Maria capì che quel Natale non lo avrebbe dimenticato mai più.
Era il Natale in cui aveva ritrovato la sua famiglia, il suo passato, e un amore così grande da sfidare persino la morte.